Calma piatta in Kerala: di canali, barche, e gente

Il Kerala e’ India, ma un’India completamente diversa da quei pezzetti che avevo visto fino a quel momento. Il ritmo lento segnato dal nascere e tramontare del sole, le case in legno con i tetti spioventi che mi ricordano l’architettura thailandese, saree e sarong bianchi candidi con bordi di giallo oro.

In Kerala ho trascorso un tempo straordinariamente dilatato, a bordo di un’imbarcazione fatta di palme intrecciate. Mi sono addormentata guardando le stelle. Al risveglio ho assaporato la brezza concessa da un sole ancora pallido.

Alleppey e’ uno straccio di terra e acqua, dove chilometri e chilometri di canali le regalano il nome di ‘Venezia dell’India’. Non credo sia appropriato chiamarla cosi, nessun luogo sulla Terra potrà mai assomigliare a Venezia e quindi non vale neppure la pena cercarne un paragone. Pur non ricordandomi Venezia, Alleppey e’ un paesaggio onirico.

Silenzio. Calma. Natura.

E’ quanto ci basta per rigenerare i sensi, riavvicinarci alla Bellezza, riposare la mente.

Per un momento dimentico quelle barche che, negli ultimi anni, mi hanno trasportata da una sponda all’altra. Il mio adorato Star Ferry di Hong Kong, i vaporetti veneziani. Giganti grigi che puzzano di gasolio, ma che fedelmente mi hanno sempre regalato brevissimi momenti di felicità (ad esempio, in quei 3 minuti di viaggio tra TST e Central a HK). Qui in Kerala, le barche sono bellezza pura. Sembrano fatte dagli artigiani di Bottega Veneta. Nei loro intrecci di legno e foglie di palma creano una perfetta armonia, quasi mimetizzandosi con la natura circostante.

Durante il viaggio, ho incrociato mille volti e gesti quotidiani. Appoggiati alla riva, o più spesso immersi fino alla vita, ho visto uomini lavarsi i denti e donne riasciaquare infinite chiome. Ho visto fare il bucato, ricordandomi le nonne raccontare di quando la lavatrice ancora non era entrata nelle nostre case, ma in compenso c’erano la cenere, il fiume, braccia forti. Ho visto un padre fare il bagno alla sua bambina, con un grande secchio per raccogliere l’acqua e un sorriso dispiegato in gioco.

Su quella barca, ho mangiato il cibo degli dei. Piatti semplici, ma cucinati con grazia. Le rape rosse con il cocco grattugiato, pesce ai ferri al profumo di spezie, e banane fritte che mi hanno fatto scendere una lacrima realizzando che non esiste supermercato al mondo in cui io possa ricomprarle. A volte penso che possiamo comprare tutto, tranne l’essenziale. Come le uova che abbiano ancora il sapore autentico dell’uovo che mangiavo da piccola.

Tornando sulla terra ferma, ho esitato per un attimo prima di scendere dalla barca. Consapevole che quel fortunato momento di quiete divina non si sarebbe ripetuto a breve, e neppure facilmente. Su quella barca, ho fatto un salto nel tempo. L’ho fermato per qualche attimo. E’ stato uno dei momenti più belli di tutti i miei viaggi.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mi piacciono davvero molto questi tuoi racconti sull’India, come ti focalizzi sulle tue sensazioni, sulle persone, e sulla loro quotidianità. E grazie alle foto mi restituisci questo scorcio di Kerala che forse è un immagine più vera di tante altre su questo paese…

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Grazie! Mentre osservavo quello che mi circondava, dal paesaggio alle persone, continuavo a dimenticarmi di essere in India. Cosi abituata a pensarla caotica, super affollata e colorata. In Kerala tutto era più neutro, senza per questo essere meno affascinante…

  2. thetouristablog ha detto:

    Leggendo il tuo racconto e fecendo le foto che hai pubblicato mi è tornata in mente la crociera che feci sul Nilo in Egitto. Non c’è niente di meglio che incontrare la gente del posto, scoprire il loro stile di vita, conoscere le loro abitudini e soprattutto il loro rapporto e amore con il fiume. Qualcosa che noi in Italia abbiamo perso: il contatto con ciò che ci circonda. Siamo talmente pieni di voglia di arrivare (chissà dove) assuefatti da tv e radio spazzatura che ci lasciamo condizionare negativamente ed abbiamo perso queste piacevolezze, questo contatto.

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Io faccio il conto alla rovescia per tornare al mio fiume, che sono le montagne…ancora pochissimo e ci sono!

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