Trasferirsi all’estero: Istruzioni per l’uso

Quest’anno sono 10 anni che ho deciso di lasciare l’Italia e percorre pezzi di vita in diversi luoghi del mondo. Per periodi più o meno lunghi sono ritornata, ma in questi anni l’Asia e’ diventata sempre più la mia “casa”.

La Cina e’ stata la prima tappa. Due anni e mezzo. Un’esperienza che ho apprezzato, ma che non intendo ripetere. So quasi certamente che non abiterò più in quel Paese enorme e cosi diverso da tutto quello che sono diventata oggi. Una cara amica lo definisce Disneyland per adulti. Per me è una realtà interessante, ma soprattutto grottesca.

Poi è arrivata Taiwan. Pochi mesi, ma così densi che la mia vita non e’ più stata la stessa. A Taiwan ho trovato me stessa, l’Amore e il futuro. Taiwan ha un posto speciale nel mio cuore.

Hong Kong. Il capitolo più importante della mia vita, finora. Quattro anni in cui ho imparato a conoscere me stessa, a fare pace, ad ascoltare, a cercare la via. Sono stati anni di fatica e sacrificio, ma Hong Kong mi ha portato sopratutto consapevolezza e bellezza. Ancora non riesco ad abituarmi a pensare che non abito più là. Se ci penso troppo, mi rattristo.

Ora e’ il momento di Singapore. Un luogo che sto imparando ad apprezzare lentamente, ma che certamente mi ha già restituito una vita più ordinata e tranquilla.

Quando torno in Italia, spesso mi viene chiesto cosa significa vivere all’estero. Scrivo questa guida pratica per chi se lo chiede, per chi ci sta pensando, e per me stessa. Come sempre, per ricordarmi quanta fatica ci e’ voluta per arrivare fino qui.

UNO.Trasferirsi all’estero significa…diventare un immigrato, uno straniero. Si impara il significato di cittadinanza e il valore di quei diritti che differenziano una persona dall’altra. Si impara una nuova lingua, non solo quotidiana, ma delle leggi e della burocrazia. Si impara che “vivere” in un paese significa prima di tutto “lavorare” in un paese, perché senza lavoro non si hanno documenti e senza documenti si e’ illegali. Suggerimento: MAI partire per “cercare un lavoro” all’estero, si parte quando si ha “trovato un lavoro” all’estero. 

DUE. Trasferirsi all’estero significa…essere ospiti rispettosi. Si dice che viaggiare apra la mente, ma la verità e’ che ho incontrato tantissime persone che pur vivendo da anni all’estero sono rimaste chiuse di mente e intolleranti alle diversità. Noi italiani all’estero (e con noi molti altri occidentali) soffriamo spesso della sindrome da “supremazia dell’Uomo Bianco”. Ok, anche a me fanno schifo molte cose che vedo fare in metropolitana o in ufficio (pulizie nasali e gargarismi vari, in primis), ma cerco sempre di ricordare a me stessa che l’ospite sono io. Non devo educare i locali, devo piuttosto adattarmi un pochino a loro. Suggerimento: Se il Paese di destinazione e’ molto differente dall’Italia in termini di usi e costumi, meglio interrogarsi a fondo sul proprio grado di adattabilità prima di decidere di partire. 

TRE. Trasferirsi all’estero significa…cambiare palato e pagare la pizza 50 euro. Il supermercato può diventare un labirinto in cui si nascondono rebus irrisolvibili e tranelli inaspettati. La pasta si trova sugli scaffali di tutto il mondo, ma il resto non necessariamente. Inoltre, mangiare italiano (a casa o al ristorante) può diventare una spesa insostenibile nel lungo termine. Meglio quindi diventare flessibili e agili cambiando un pochino il nostro palato, creativi nell’utilizzare ingredienti locali nel modo più familiare possibile. Suggerimento: Alla partenza, compare un biglietto scegliendo la compagnia aerea che permette di avere il maggior numero di chili in stiva e poi infilare quanto più cibo possibile in valigia. (Ho alcuni record personali a proposito, 8 chili di formaggio sotto vuoto, 3 pezzi di culatello e 5 di speck, 2 soppresse e 2 salami, pomodori secchi, capperi, olive, taralli e frise. Forse un giorno mi arresteranno alla dogana, ma ne sarà valsa la pena.)

QUATTRO. Trasferirsi all’estero significa…cavarsela da soli. Solo quando si e’ dall’altra parte del mondo da soli (magari anche con un marito/moglie) che ci si rende conto di quante persone ci davano una mano in Italia. La vicina che ci annaffia le piante mentre siamo in vacanza, la zia che ci tieni i figli per un paio d’ore, la mamma che ci invita a pranzo la domenica, un’amica che chiama per chiedere se stiamo bene. E poi ci sono tutte quelle attività che facciamo e ci sembrano banalissime: andare dalla parrucchiera, dal dentista, dal medico, dall’estetista. Non serve scervellarsi troppo per sapere dove andare, quasi sicuramente qualcuno ci indicherà una parrucchiera di fiducia o un dentista onesto. Quando ci si trasferisce all’estero bisogna ricostruire tutti questi legami e contatti, ed e’ tutt’altro che banale! A Hong Kong non mi sono fatta la ceretta per un anno intero perché gli unici posti a me “visibili” erano SPA costosissime che non potevo permettermi; successivamente ho scoperto una signora che, nel suo micro appartamento al 19esimo piano di una palazzina in mezzo ai night club, faceva la ceretta utilizzando la tela degli ombrelli e un miscuglio di zucchero. Finalmente avevo trovato la mia estetista di fiducia! Cosa ben più grave e’ poi la questione del medico, tra assicurazioni sanitarie che ti lasciano sempre un po’ in dubbio (“me la rimborseranno questa visita?”) e la difficoltà effettiva di fidarsi di una medico qualunque che hai trovato per caso e che nessuno ti ha potuto consigliare. Suggerimento: Armarsi di tanta, tantissima pazienza, non dare nulla per scontato e spulciare tutti i forum online. 

QUINTO: Trasferirsi all’estero significa…vivere tempi dilatati. (Questo punto diventa meno essenziale per chi si vuole trasferire in Paesi limitrofi all’Italia). Una cosa a cui non si da’ mai abbastanza peso e’ il fuso orario e quanto esso possa incidere sulle relazioni a distanza (con genitori, fidanzati, mariti/mogli, amici). Non soltanto il numero di ore e i problemi logistici nelle comunicazioni, quanto piuttosto nella qualità di esse. Da una parte del telefono c’e’ una persona che deve ancora affrontare tutta la giornata, dall’altra invece ce n’e’ una già stanca (domanda frequente: “Perche’ sei sempre triste?” Risposta: “Non sono triste, sono solo stanca perche’ e’ tardi qui.” Puntualmente rimangono i dubbi). Oppure ci sono le telefonate nel cuore della notte e la paura che qualcosa sia successo (“Ah scusa, mi ero dimenticato che li era notte”). La cosa peggiore e’ poi, quando qualcosa non sta andando troppo bene a casa, e si attendono le notizie per un tempo infinito perche’ le persone si dimenticano di mandarti un messaggio che troverai al tuo risveglio e quindi devi attendere che di la’ si faccia giorno per sapere qualcosa. Suggerimento: Insegnare a genitori e parenti come si usa FaceTime, Skype e Whatsapp. Assicurasi che lo abbiano capito (elemento affatto scontato!). Ripetere 100 volte l’importanza di tenere conto del fuso orario. 

SESTO: Trasferirsi all’estero significa…vivere un clima diverso, a volte estremo! Il clima dell’Italia, in senso generale, e’ probabilmente il migliore al mondo. Le quattro stagioni, un cielo piuttosto blu, il mare, la montagna, il lago, le colline e tutto quello che la rendono il Bel Paese. Molti di noi italiani all’estero ci troviamo a vivere in climi molto diversi dall’Italia: il freddo del Nord Europa, il caldo dell’America Latina, dell’Africa e …di Singapore. Ci ho messo almeno tre mesi prima di abituare il corpo a questo clima, ancora oggi soffro di cali di pressione e malesseri per il costante caldo umido. Suggerimento: Informarsi bene sul clima di un paese e interrogarsi sulla reale possibilità di adattarvisi. 

SETTIMO. Trasferirsi all’estero significa…fare sacrifici e scoprire che molto spesso non si diventa ricchi (soltanto si vive un pochino più dignitosamente). C’e’ questa tendenza a pensare che molti degli italiani che vivono all’estero facciano la vita da nababbi. Spesso perché hanno salari più alti della media italiana…si, ma hanno anche spese ben più alte (ad esempio, l’affitto, la sanità, l’istruzione per i figli, e persino lo scontrino della spesa!). Altre volte perche’ vivono in condizioni tipicamente associate al lusso e benessere, ma che non necessariamente lo sono. Qui a Singapore vivo in una casa con la piscina e se ho qualche giorno a disposizione posso andare in vacanza a Bali. In Italia pensano che io viva da nababbo, ma la verità e’ che tutte le case qui a Singapore hanno la piscina e che Bali non e’ un luogo esotico, solo quello più a portata di mano per ragioni geografiche. Suggerimento: Quando si riceve un’offerta di lavoro, informarsi precisamente sul valore locale del salario. 

Ho detto tutto? No, in realtà credo di avere dimenticato molte altre cose…Magari scriverò un secondo post.

In tutto questo, però, il messaggio che vorrei trasmettere e’ che trasferirsi all’estero non e’ facile, costa fatica, sacrifici, e tanto spirito di adattabilità. A tutti quello che lo vorrebbero fare posso suggerire di valutate molto a fondo ogni possibilità, ma poi di buttarsi perché ne sarete trasformati in meglio. Per tutti quelli che rimangono in Italia dico: Non pensate che sia tutto rose e fiori, viviamo nelle case con la piscina ma non mangiamo le lasagne la domenica! 

19 commenti Aggiungi il tuo

  1. cazzeggiodatiffany ha detto:

    Bello e concreto! Soprattutto utile 😃

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Grazie! Speriamo qualcuno lo legga e faccia uso dei 7 “suggerimenti”, ho incontrato troppi italiani smarriti in questi anni…😂

      1. cazzeggiodatiffany ha detto:

        Immagino 🙈 Ne ho anch’io un paio di casi di in mente.. 😂

  2. Lili Madeleine ha detto:

    Bellissimo articolo e direi che tocca aspetti fondamentali per chi sta valutando una scelta del genere e rischia di perdersi tra aspirazioni, sogni e poesie!

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Esatto! Quello che mi spaventa di più è il punto UNO, non puoi immaginare quanti partano senza avere trovato un lavoro…

  3. poetica di viaggio ha detto:

    Ahahahah..fantastico! Mai sottovalutare l’importanza delle lasagne della domenica sull’umore di tutta la settimana ;D
    Scherzi a parte, ottimo post..mi sono molto riconosciuta.

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      A Singapore con 40gradi, mi ostino a mangiare la polenta con funghi e patate…quando ho finito sono tutta sudata, ma felice!

  4. TeqAili ha detto:

    Come ogni volta adoro i tuoi articoli, suggerimenti che sono anche verità da affrontare prima di prendere la decisione di trasferirsi all’estero oppure ti ci troverai faccia a faccia senza possibilità di ripensamenti, se non con qualche sconfitta. Partire e lasciare la propria casa non è mai facile, ma molto dipende da come si affronta il cambiamento!
    Anch’io ho riempito metà valigia con affettati e formaggi, passando la dogana con l’ansia di un controllo (neanche trasportassi droga) e la paura non di una multa, ma di dover buttare tutto! 😉

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Esattamente! La paura è dover buttare tutto…ma penso sempre che se dovesse succedere (1) tento la carta di “dieta speciale” per ragioni religiose/mediche; (2) mangio tutto seduta stante 😂

      1. TeqAili ha detto:

        Alla prima opzione non ci avevo mai pensato… molto furba, se in futuro dovesse capitare un controllo serio alla dogana, te la potrei rubare! 😉

  5. ilsorrisodeibaciblog ha detto:

    Grazie. Il tuo post è davvero utile 🙂

  6. bellaitaliailblog ha detto:

    Negli ultimi anni ho sentito diverse storie di chi ha lasciato l’Italia in cerca di lavoro e migliori condizionibdi gita. Non è certamente facile fare una scelta così e con tutte le incognite del caso, come tu ben descrivi. Dai racconti di due anziani signori che hanno lasciato la Sicilia per andare a vivere in Argentina, e sono tornati solo dopo aver maturato la pensione, è vero quel che scrivi. Non ci si arricchisce andando a vivere all’estero. Si vive più dignitosamente.

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Grazie per il commento!

  7. annaecamilla ha detto:

    Che vita meravigliosa che hai scelto 😍

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      In realtà non é tutto rose e fiori come può sembrare dal blog, ma sicuramente sono fortunata! 💚

      1. annaecamilla ha detto:

        Hai ragione vivere al di fuori del proprio paese ha sempre due facce. 🌹😘

  8. Anonimo ha detto:

    Ho sempre pensato che la mia vita sarebbe stata all’estero, ho rimandato e rimandato finché le azioni fatte per vivere bene in Italia non sono diventate àncore. Ma io ci spero ancora, magari devo trovare la motivazione (e il lavoro!) giusta! Bel post, ti seguo volentieri!

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Continua a guardarti attorno, non è mai troppo tardi! Grazie per il commento e la visita…💚

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