Requiem per Madre Natura

Sono cresciuta in un paesino dove le montagne sono state la mia culla, la mia scuola, i miei polmoni. Non sono un’alpinista, neppure una sciatrice, sono piuttosto un’esteta. Le montagne sono state cornice preziosissima del mio amore per tutto cio’ che e’ bello. Per molto tempo le ho vissute così, come bellezza.

A prescindere da questo, la mia infanzia e’ stata a stretto contatto con la Natura. Mio nonno allevava galline, conigli e pecore. Mia zia, le mucche. Bevevo latte fresco,  mangiavo uova ancora calde. La mia colazione era pane, burro e marmellata. Tutto rigorosamente fatto in casa.

Il mio primo incontro con i grattacieli e’ stato a Londra, quando avevo 18 anni. Ritornando a casa, ricordo di avere guardato alle montagne con un occhio diverso. L’anno successivo sono andata all’università a Venezia, bellezza allo stato liquido. Ciononostante, mi mancava terribilmente quel senso di protezione che mi davano le montagne di casa. Allora, nelle più limpide giornate veneziane, mi sforzavo di scorgerne i profili. A volte ero fortunata e riuscivo a trarre beneficio da quei picchi in lontananza.

Nel 2008, sono andata per la prima volta in Cina. In quei mesi, ho finalmente preso consapevolezza del valore della montagna e del potere guaritore della Natura. Per aprire gli occhi, tuttavia, ho dovuto scontrarmi con la bruttezza. Sono passati quasi dieci anni da quel momento, e tanti altri pezzetti di mondo sono stati la mia casa. La bruttezza l’ho intravista ovunque, non soltanto in Cina.

Credo sia giunto il momento di scrivere questo requiem per Madre Natura.

Madre Natura e’ morta per colpa delle borse di plastica. Ne ho visto il suo strazio a Singapore, quando le cassiere del supermercato utilizzano una busta per ogni prodotto acquistato. La frutta e’ prima avvolta singolarmente in reti di schiuma di plastica e poi sapientemente confezionata in scatole spesse, infine imbustata. Come se tutto ciò  non fosse abbastanza, ci tengo a precisare che qui non si fa la raccolta differenziata.

Madre Natura e’ morta per colpa dell’aria condizionata. Ho cercato invano di evitarne l’agonia a Hong Kong, quando ho scritto alla direzione dell’ufficio chiedendo di spegnere il sistema di condizionamento perché la gente doveva lavorare avvolta nelle coperte di lana. Attendo ancora risposta dopo quasi quattro anni. I tentativi di salvare Madre Natura ci sono stati..ricordo infatti che per un’intera giornata HK ha spento tutti i sistemi di condizionamento della citta’. L’ho trovato molto significativo come buon proposito, spegnere l’aria condizionata per un giorno a protezione dell’ambiente (con tanto di poster sparsi per tutta la città) e poi continuare ad usarla in modo totalmente insensato per il resto dell’anno. Bene.

Madre Natura e’ morta sulle nostre tavole e nei nostri bar. In Italia, sì, non soltanto in Asia. La morte più violenta e’ avvenuta all’Apericena, dove i piatti vengono colmati con cibo (di dubbia provenienza) e poi abbandonati senza cura e senza memoria. Una morte più lenta l’ho osservata davanti agli avanzi di cibo finiti nel cestino, perché si compra senza pianificare e si cucina senza pensare. Il paradosso di un popolo che guarda ossessivamente programmi di cucina, che si vanta della sua dieta mediterranea, ma che poi va al ristorante a buffet o All you can eat.

Madre Natura e’ morta nei nostri armadi. Nessun luogo della terra e’ escluso da questo punto, no, perche’ la tragedia del fast fashion interessa tutti. Dal Bangladesh all’India, fino a raggiungere i nostri centri commerciali vicino casa. Ho sentito l’odore della morte (il petrolio!) ogni volta che ho varcato la soglia di quei negozi che ci offrono stracci per pochi spiccioli e che noi compriamo come vestiti. Ogni settimana ci sono ‘nuovi arrivi’ e noi ci convinciamo di averne bisogno, per essere alla moda o per distrarci dai problemi quotidiani. Abbiamo gli armadi pieni di fast fashion, ma non sappiamo mai cosa indossare. Certo, mi permetto di dire, perche’ fa tutto decisamente schifo! Le cuciture saltano, la fibra tessile e’ altamente infiammabile, l’odore e’ chimico.

Madre Natura ci ha dato le montagne, il mare, i fiori, gli animali, la neve, e l’arcobaleno…possiamo fare qualcosa per Lei? Basterebbe davvero poco. Portare la borsa da casa quando si va a fare la spesa, usare i sistemi di condizionamento e riscaldamento con sensibile intelligenza, pensare a quello che cuciniamo e mangiamo senza dimenticarci la preziosità del cibo, comprare abiti che siano degni di essere chiamati tali e affezionarcisi. Ricordo ancora la bellezza di quei vestiti che avevo da piccola, cuciti da mamma con la stoffa tessuta da nonna che faceva l’operaia in una fabbrica tessile in Svizzera…come e’ possibile che non ricordi cosa avevo nell’armadio un paio di anni fa?

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. alessandra ha detto:

    Sarebbe bello se tutti avessimo questa sensibilità e questa consapevolezza. Certi accorgimenti, tra l’altro, fanno bene a Madre e migliorano notevolmente la qualità di vita di chi li attua.

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Ecco…promuoviamo l’idea che questi accorgimenti potrebbero aiutarci ad aumentare la nostra qualità di vita!

  2. nyx000Nicoletta ha detto:

    Che bell’articolo! Tante cose le riconosco, altre mi hanno fatto riflettere. Anche io ho vissuto i primi anni della mia vita nel verde e ancora cerco e amo tantissimo il respiro che mi danno gli spazi nella natura. Lo leggerò ancora per essere sicura di non scordarmi questi piccoli insegnamenti! Grazie!

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Me lo rileggerò anch’io…perché puntualmente non faccio bene i conti della spesa settimanale e mi ritrovo a buttare qualcosa!

  3. Un articolo pazzesco, complimenti, l’ho davvero apprezzato. Racconti cose vere, in modo poetico

  4. citypilgrimblog ha detto:

    E se Lei fosse più forte di tutto ciò e ancora una volta ci stupisse???

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      No, no…non credo purtroppo. Abbiamo davvero tirato troppo la corda. Al massimo potrebbe usare la sua forza per farci sparire dalla Terra. Per questo vale la pena tentare di recuperare parte del danno fatto

  5. thetouristablog ha detto:

    Tutto ciò si chiama consumismo sfrenato e nasce dall’idea sbagliata di una economia basata sul profitto. Genera utili alle società ( intesa come soci di un’azienda) ma non alla società (intesa come comunità). Non crea ricchezza ma poverta, disuguaglianza e frustrazione. Tutto questo a discapito della nostra qualita di vita e del nostro pianeta. Abito da quando sono nato in mezzo alla pianura Padana e della mia infanzia ricoro il cielo limpido d’estate, le tantissime stelle che la sera cercavamo di contare e le lucciole (i coleotteri che di notte emettono una luce gialla). Oggi il cielo è perennemente grigio a causa dell’inquinamento, se voglio ammirare la volta celeste devo andare in mezzo al mare e le lucciole sono state sostituite dai tanti fari degli aerei che sfrecciano in cielo. Che schifo!

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Grazie del commento, mi trovi completamente d’accordo. (Grazie anche per la splendida parentesi sulle lucciole, mi hai fatto tornare in mente quando i nostri prati erano una festa di luci danzanti)

      1. thetouristablog ha detto:

        A presto

  6. auradiluna ha detto:

    Quanto hai ragione! Se tu fossi in politica ti voterei!

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Adesso comincio a pianificare il logo del mio partito, magari rosa con i brillantini…😂

  7. tunashope ha detto:

    Parole così drammatiche eppure così vere! Anche io come te sono cresciuta tra i monti ed ogni giorno li guardo e mi stupisco di come alla gente non importi niente della natura.
    Un bellissimo articolo, grazie ♥

    1. Diecimila Miglia ha detto:

      Grazie per il commento e per essere passata dal blog, cara Tuna’s Hope! 💚

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